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Un improvviso attacco di panico. Cosa fare?

Di: | tag: , , , , | 20 maggio 2018

Vivere un momento di panico è un’esperienza terribile: ti assale in pochi secondi con un’ondata improvvisa di sintomi che il cervello traduce in terrore e paura di morire.

E’ un dolore che ti stringe al petto e al cuore, una paura irrazionale, sproporzionata e senza senso, che rischia di far perdere il controllo di se stessi. Infine ti fa sentire talmente sopraffatto da pensare che non c’è niente per cui valga la pena vivere. Queste crisi liberano un’energia potentissima, da noi precedentemente compressa e messa a tacere. Ciò che mettiamo in disparte è una parte di noi che non vogliamo accettare, una parte debole e fragile che appartiene alla nostra condizione di esseri umani. Molto presto nel corso della vita presentiamo agli altri, e cosa più grave a noi stessi, una maschera, solamente una facciata di ciò che siamo realmente e con quella pensiamo di funzionare. Ma ben presto ciò che abbiamo tentato di seppellire riemerge con tutta la sua potenza travolgendoci con un attacco di panico.
Questo momentaneo e doloroso malessere non va assolutamente sottovalutato ma riconosciuto dandogli immediatamente ascolto. Come?

La prima cosa da fare durante un improvviso attacco di panico è cercare uno spazio tranquillo e una posizione comoda dove poterci liberare da vestiti troppo stretti. Poi proviamo a concentrare la nostra attenzione sul respiro, facciamo dei respiri né troppo corti né troppo ampi ma che facciano normalizzare il battito cardiaco. Cerchiamo di massaggiare le parti del corpo dove avvertiamo il malessere. Infine condividiamo l’esperienza con un amico o con qualcuno che sappia ascoltare.
Il passo successivo è quello di rendersi conto di aver bisogno di sostegno da parte di un professionista che ci aiuta, attraverso un percorso di psicoterapia, a comprendere il significato più profondo di questo disturbo e ad affrontare con coraggio le proprie paure legate alla propria fragile e complicata esistenza.
Bisogna scegliere di essere un volto e non una maschera, “lasciare che chi ci ama conosca di noi la sostanza che non è fatta solo di sorrisi incondizionati ma di momenti di paura, debolezza, malinconia” (web).